giovedì 7 luglio 2011

LA FIOM RISCHIA IL COMMISSARIAMENTO?

Intervista a Fausto Durante 02/07/2011

Se la Fiom insiste ad attaccare Landini rischia il commissariamento?

«C'è un problema serio tra la confederazione e le tute blu di Corso d'Italia. Un fossato che si scava giorno dopo giorno. La spaccatura è netta. Non si può andare avanti così». ¦ «Se non si capisce che una corda troppo tesa si spezza, è chiaro che prima poi si spezzerà». Usa queste parole Fausto Durante, leader della minoranza congressuale della Fiom e favorevole all'accordo interconfederale firmato il 28 giugno dalla Cgil, quando gli si chiede conto di un possibile commissariamento della sua organizzazione da parte di Corso Italia. Una eventualità che era stata esclusa nei giorni scorsi dalla stessa Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ma che Durante, alla luce dell'inasprimento dei rapporti interni dopo la sigla dell'intesa, non si sente di escludere a priori.

La Fiom allora rischia davvero il commissariamento, come qualcuno ha ipotizzato in questi giorni? Premetto che io sono contrario a qualsiasi provvedimento disciplinare quando alla base ci sono dissidi politici. Detto ciò però, mi pare evidente che c'è un problema serio tra Cgil e Fiom. C'è un fossato che si sta scavando giorno dopo giorno e si sta creando un clima in cui viene messo in discussione quel tessuto comune che determina l'appartenenza ad una stessa organizzazione. Io spero che nei critici più esagitati dell'accordo prevalga questa consapevolezza: se si sta dentro un'organizzazione, e al momento la Fiom sta dentro la Cgil, ma ci si considera alternativi, non può durare molto.

Come giudica i toni aspri con cui la maggioranza della Fiom si è scagliata contro la firma dell'accordo da parte della Camusso? Io credo che gli argomenti particolarmente bellicosi, ai limiti del fair play, tra compagni di una stessa organizzazione (si è parlato di tradimento e di inganno), nascano dal fatto che con la sigla dell'intesa sia venuto meno una sorta di potere di veto che a torto la Fiom pensava di avere nei confronti del segretario generale della Cgil. Invece la Camusso certamente ha tenuto conto della nostra posizione, ma poi ha tenuto fede al mandato che l'intera organizzazione le aveva dato firmando l'accordo e rompendo in questo modo un incantesimo. Una circostanza che ha particolarmente inasprito il tasso di aggressività della Fiom.

Quali sono le differenze sostanziali rispetto all'accordo del 2009 non firmato da Epifani, che hanno portato non solo la maggioranza della Cgil, ma anche la minoranza Fiom, ad accettare l'intesa? Innanzitutto non compare più la parola "deroga", e chi come Landini e Cremaschi dice il contrario, afferma il falso. Si sono stabilite delle regole precise per cui la contrattazione aziendale dovrà restare entro una griglia definita sempre dal contratto nazionale. Inoltre, definendo la centralità delle Rsu, si stabiliscono per la prima volta delle norme condivise nella democrazia sindacale, la cui assenza, o la cui informalità, ha permesso in passato la firma di accordi separati. Di certo non è il meglio a cui si poteva aspirare, ma l'accordo ha il pregio di eliminare per sempre quell'arbitrio della rappresentanza, un punto su cui aveva insistito per lungo tempo proprio la Fiom.

E allora perché questa ostinazione nel respingere l'intesa? Credo che non ci siano ragioni di merito, ma dissidi legati a diatribe congressuali che si perpetuano all'infinito, e che non permettono di vedere i pregi di un accordo che comunque fa fare un passo avanti nelle relazioni industriali. Noi, come minoranza congressuale, abbiamo espresso il nostro favore e quindi il segretario Landini non potrà presentarsi alla Camusso con un mandato unitario della Fiom, ma solo con una delega della maggioranza della sua organizzazione, una situazione che certamente ne indebolisce la posizione politica. G.C.

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